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Nuove ScioccanImpatto Ambientale Delle Mascherine

Quest’anno sta facendo molto male all’umanità ma anche noi stiamo facendo molto male alla Terra. La notizia è che gli scienziati della Swansea University, infatti, hanno scoperto inquinanti chimici potenzialmente pericolosi che vengono rilasciati dalle mascherine chirurgiche usa e getta quando entrano a contatto con l’acqua. Il tutto, ovviamente, significa danni incalcolabili per l’ambiente, ma potenzialmente anche per la salute globale. Vediamo meglio di cosa si tratta.

L’impatto ambientale delle mascherine

La pericolosità delle mascherine usa e getta dopo il loro utilizzo è doppia: per la Terra e per l’uomo. Lo sostengono i ricercatori: questo nuovo studio, infatti, ha rivelato la presenza di alti livelli di inquinanti, tra cui piombo, rame e antimonio, nelle fibre a base di silicio e di plastica di questi dispositivi di protezione individuale che ognuno di noi indossa quotidianamente. Quello che sconcerta della scoperta è che il pericolo di questi inquinanti chimici aumenta quando le mascherine vengono immerse in acqua (pensiamo al mare in Italia).

La ricerca

La ricerca scientifica sull’impatto ambientale delle mascherine è stata condotta da un team di ricercatori del College of Engineering della Swansea University ed è stata pubblicata sul portale Science Direct. Il principale autore dello studio, il Dottor Sarper Sarp, così la spiega:

Tutti noi dobbiamo continuare ad usare le mascherine perché sono essenziali per porre fine alla pandemia. Ma abbiamo anche urgente bisogno di più ricerca e regolamentazione sulla produzione di mascherine, in modo da ridurre i rischi per l’ambiente e la salute umana.

I potenziali rischi per la salute umana

I test effettuati dagli scienziati del Regno Unito si sono concentrati su vari tipi di mascherine monouso, sia su quelle standard che su quelle colorate usate dai bambini. Il tasso di sostanze inquinanti presenti nelle  mascherine è sconcertante.  In merito la squadra di ricercatore dice:

I risultati rivelano livelli significativi di inquinanti in tutte le mascherine testate, con micro/nano particelle e metalli pesanti rilasciati nell’acqua durante tutti i test. Questo avrà un impatto ambientale sostanziale e, inoltre, solleverà la questione del potenziale danno alla salute pubblica.

Non solo. I ricercatori hanno trovato anche tracce di metalli pesanti pericolosi come:

  • il piombo (fino a 6,79 µg/L)
  • ilcadmio (fino a 1,92 µg / L
  • l’antimonio (fino a 393 µg/L
  • il rame (fino a 4,17 µg/L).

Ecco perché l’impatto ambientale delle mascherine potrebbe riguardare anche danni per la salute umana:

L’esposizione ripetuta potrebbe essere pericolosa poiché le sostanze sono associate alla morte cellulare, alla genotossicità e l’insorgenza del cancro. È necessaria un’indagine completa per determinare le quantità e gli impatti potenziali di queste particelle che penetrano nell’ambiente e vengono inalate dalle persone respirando. Questa è una grande preoccupazione, soprattutto per gli operatori sanitari, i bambini e per tutti i soggetti ai quali è richiesto di indossare le mascherine per diverse ore a lavoro o a scuola.

I rischi per l’ambiente

L’impatto devastante sugli ecosistemi è connesso allo smaltimento inadeguato di questi dispostivi di protezione individuale:

Per contrastare la diffusione del SARS-CoV-2, soltanto in Cina la produzione di mascherine facciali usa e getta in plastica (DPF) ha raggiunto circa i 200 milioni di pezzi al giorno. Tuttavia, lo smaltimento scorretto e non regolamentato di questi dispositivi di protezione individuale rappresenta un problema di inquinamento da plastica che stiamo già affrontando e che continuerà ad intensificarsi. Esiste una quantità preoccupante di prove che suggeriscono che tali rifiuti possono rilasciare sostanze inquinanti semplicemente entrando a contatto con l’acqua. Molti degli inquinanti tossici trovati nella nostra ricerca hanno proprietà bioaccumulative quando vengono rilasciati nell’ambiente e i nostri risultati dimostrano che le mascherine usa e getta potrebbero essere una delle principali fonti di questi contaminanti ambientali durante e dopo la pandemia di Covid-19.

 

 

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