skip to Main Content
Pillola Antivirale Merck

La campagna di vaccinazione in Italia prosegue con numeri interessanti che a volte subiscono delle contrazioni. La differenza grande tra gli alti e i bassi sta nelle lotte dei No Vax che scendono in piazza e manifestano rallentando, dal punto di vista di Figliuolo, la marcia verso l’inevitabile e preziosa terza dose. In discussione, al netto dei complottismi che poco hanno a che fare con l’approccio scientifico, c’è il concetto stesso di vaccino per alcuni testato troppo poco per essere iniettato in essere umani. Sembra bypassare tutto questo la pillola antivirale Merck attorno a cui è appena arrivata una novità importante.

Le novità sulla pillola antivirale Merck

L’Agenzia Regolatoria del Farmaco Britannica (LINK) ha approvato il Molnupiravir, che è, a tutti gli effetti, la prima pillola indicata per il trattamento del Covid ad essere stata registrata. Questo farmaco, realizzato dal colosso americano Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics, potrà essere prescritto a chiunque risulti positivo al Covid e possieda almeno un fattore di rischio tra i seguenti:

  • l’obesità;
  • una cardiopatia;
  • il diabete;
  • un’età superiore ai 60 anni.

Le dichiarazione

Quello che dice sulla pillola antivirale Merck l’agenzia, è che si tratta di:

un farmaco sicuro ed efficace, in grado di ridurre il pericolo di ricovero in ospedale per persone colpite da forme anche moderate di Covid-19 che abbiano parallelamente condizione di rischio extra. Esso agisce interferendo nella replicazione interna all’organismo del Coronavirus.

La somministrazione della pillola antivirale Merck, nei casi previsti, è consigliata il più rapidamente possibile dopo un test positivo, e comunque entro cinque giorni.

I tempi per l’ok di Ema

Il definitivo assenso per la pillola antivirale Merck per via orale,
autorizzata nel Regno Unito:

non sono prevedibili, ma siamo pronti a dare assistenza agli stati che vogliano dare il via livera all’uso di emergenza prima dell’autorizzazione Ue.

Lo spiega Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini dell’Agenzia europea del farmaco.

I bambini e il Covid

Questa pillola antivirale Merck potrebbe essere preziosa per i più piccoli che i vaccini ancora non li hanno fatti. Ricordiamo che:

Nei bambini il Covid-19 si manifesta con sintomi diversi in base alla fascia di età. Nella fase iniziale della pandemia di Sars-Cov2 sembravano esserne immuni, poi anche loro, i più piccoli, hanno iniziato a essere contagiati, sebbene con un decorso meno grave della malattia. Sotto i tre anni, il primo dato significativo evidenziato dalla ricerca è la ridimensionata incidenza della tosse.

Al contrario di quanto pensato nei primi mesi di pandemia, è il raffreddore il sintomo più comune sotto i tre anni. Lo hanno avuto quasi il 20% dei bambini seguiti. Seguono tosse (poco più del 15%) e febbre. I pediatri hanno segnalato come l’innalzamento della temperatura corporea, nello specifico sopra i 38°, sia in realtà meno frequente di quanto ci si aspettasse.

Quando si superano i tre anni, invece, il sintomo di esordio più diffuso è il mal di testa (ha interessato più del 16% dei piccoli pazienti), seguito quasi a pari merito dal raffreddore e poi dalla febbre (poco più del 14%). La tosse si è manifestata solo in poco più del 12% dei bambini.

Lo studio

Alla ricerca che ha fatto luce sul rapporto tra bambini e Covid in ottica di uso della pillola antivirale Merck, hanno partecipato 34 pediatri di famiglia che hanno seguito 1.947 bambini con una distribuzione regionale concentrata in alcune aree:

  • Veneto (10 pediatri, 10.283 bambini)
  • Lombardia (8, 7.390)
  • Piemonte (6, 5.967)
  • Sicilia (4, 3.675).

Le altre regioni coinvolte sono state Campania (2 pediatri, 1.827 bambini), Friuli, Puglia, Emilia-Romagna e Lazio (1 pediatra per Regione con rispettivamente 1.108, 1.050, 990 e 889 bambini). L’incidenza complessiva dei casi di malattia nella popolazione seguita è stata di 3,8 casi ogni mille bambini in un mese, con differenze significative tra le regioni italiane.

L’Emilia Romagna e Veneto sono le regioni più colpite. Il coordinatore dello studio spiega perché con queste parole:

Queste differenze sono verosimilmente legate alla diversa gestione della malattia nelle varie regioni, con conseguente diversa possibilità di confermare la diagnosi nei casi sospetti.

Back To Top