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Responsabilità Medica

I medici e tutto il settore sanitario sono sempre stati una risorsa per il nostro paese. Noi diamo per scontate tante cose ma non dovremmo mai dimenticarci che in paesi anche all’avanguardia per tante cose come gli Stati Uniti l’assistenza sanitaria garantita a tutti che diamo noi non esiste. In questi mesi di emergenza Covid-19, poi, lo sforzo che stanno eseguendo dottori ed infermieri è immani ed è sotto gli occhi (e nel cuore) di tutti. Eppure esiste sempre un terreno grigio e scivoloso di questa professione che ha a che fare con la responsabilità medica che non viene meno neanche in questo tempo così duro.

Cos’è la Responsabilità Medica

Quando un medico esercita la sua professione salva vite o, comunque, le migliora. Questo, però, secondo la legge, non lo mette su un piedistallo. Anzi. Secondo la letteratura di materia:

Un professionista del settore sanitario risponde del suo operato e di eventuale negligenza

La tutela è per i pazienti che si affidano a persone preparate ed oneste ma che mettono in gioco una posta un po’ troppo alta. Non si deve pensare solo alla morte ma anche alle tante preoccupanti sfumature del caso come:

  • Malformazioni;
  • Danni permanenti;
  • Diagnosi errate;
  • Accanimento terapeutico.

L’attualità in tal senso parla chiaro. Il caso più recente e scottante di responsabilità medica è avvenuto a Milano.

La responsabilità medica di Milano

Stando alla cronaca, una dottoressa è stata condannata a 6 mesi dal Tribunale di Milano per:

lesioni nei confronti di un ergastolano che morì poi all’ospedale San Paolo nel dicembre del 2014.

Secondo le carte, a quell’epoca, Responsabile del Reparto della Sezione di Alta Sicurezza del Carcere di Opera era la donna che non diagnosticò in tempo un tumore di cui era affetto il detenuto e non applicò neanche la corretta terapia del dolore per lenire le sue sofferenze.

La sentenza

Questo conturbante caso di responsabilità medica si è concluso con il giudice della Quinta Penale Alessandro Santangelo che ha riqualificato l’accusa di omicidio colposo in lesioni perché, in sostanza:

quella forma di carcinoma polmonare avrebbe avuto comunque esito letale.

Stando alle indagini del PM di Milano, Maria Letizia Mocciaro, la dottoressa avrebbe causato:

una sofferenza estrema al detenuto perché non valutò correttamente i sintomi, non dispose i corretti esami, non diagnosticò 4-6 settimane prima il tumore, non avviò la corretta terapia radioterapica e/o chemioterapica con finalità palliativa, né una terapia del dolore che avrebbe mitigato in tal modo la sindrome dolorosa, migliorando la qualità di vita residua del paziente e allungando la vita dello stesso fino a 3-5 mesi.

Non solo. A partire dall’agosto 2014, sempre secondo il PM, il medico non avrebbe prescritto:

esami più approfonditi di secondo livello che, secondo l’ars medica, avrebbero potuto condurre alla corretta diagnosi, data la persistenza e l’aggravamento del quadro clinico fortemente sospetto per una patologia tumorale e l’approntamento di una terapia adeguata.

Il senso civico della responsabilità medica

Siamo nella Sanità italiana da settant’anni. Conosciamo troppo bene tutti i suoi attori per puntare il dito contro qualcuno ma lo strumento della responsabilità medica ha senso. Perché costringe a tenere alta la barra di qualità dell’assistenza sanitaria e a non abusare mai della propria posizione che, per natura, è sovrastante il paziente. La categoria, ovviamente, non lo ama sentendosi continuamente messa in discussione e, soprattutto, in pericolo.

E’ vero che si sbaglia in tutti i mestieri e che un errore non presume volontà di dolo ma la responsabilità medica sta a ricordare a chi decide di lavorare per la salute delle persone che un inciampo in questo settore può essere fatale e non è considerabile al paro di altri mestieri. Lo dicono in molti e lo diceva Ippocrate:

Voler curare le persone non è un lavoro ma una missione e come tale va vissuto il compito nella propria vita.

La tutela del diritto alla salute del paziente è un valore troppo solido per mettere in disparte la responsabilità medica. In mezzo c’è uno sterminato terreno di… “buon senso”.

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