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Legame Tra Sale E Infarto

E’ tanto tempo che i medici, in particolare i cardiologi, s’impegnano a ricordare che la prevenzione a tavola è davvero molto utile. Nello specifico, troppo sale fa male alla salute ed è importante non eccedere con le quantità nelle pietanze per non trasformare un piacere della gola in un saluto definitivo. Stando alle linee guida nutrizionali dell’OMS, il consumo giornaliero di sale di un adulto non deve superare i 5 gr (contenenti circa 2 gr di sodio puro, la vera sostanza antagonista della salute del cuore), mentre per i bambini la dose massima deve essere 2 gr, per gli over 60 la dose consigliata è, invece, 4 gr. Vediamo più nello specifico.

Il legame tra sale e infarto

Ad essere considerato dannoso è il sodio, contenuto nel sale, perché un suo eccesso provoca un aumento della ritenzione idrica (quindi i liquidi) e la pressione del sangue, aumentando il rischio di ipertensione e di sue complicazioni, che possono coinvolgere cuore, arterie e diversi organi. Come spiegano gli esperti:

La restrizione dietetica del sodio è suggerita per prevenire un aumento, a lungo termine, del rischio di infarto e ictus. A sostenere tale raccomandazione diverse ricerche che dimostrato come 5 gr di sale in più al giorno rispetto al consumo quotidiano massimo raccomandato bastano per aumentare del 23% il pericolo di ictus e del 17% quello di malattia cardiovascolare.

Ma arriva una ricerca che ridimensiona il legame tra consumo eccessivo di sale e insufficienza cardiaca. Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Alberta (Canada), ha dimostrato che:

Una dieta povera di sale non impedisce la morte o le visite in ospedale dei pazienti con insufficienza cardiaca, ma può migliorare i sintomi e la qualità della vita. I risultati dello studio sono stati presentati alla 71a sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology e pubblicato su The Lancet.

La ricerca

Secondo le pubblicazioni sulla connessione tra sale e infarto:

I ricercatori hanno seguito 806 pazienti in 26 centri medici in Canada, Stati Uniti, Colombia, Cile, Messico e Nuova Zelanda. Tutti soffrivano di insufficienza cardiaca, una condizione in cui il cuore diventa troppo debole per pompare il sangue in modo efficace. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in maniera causale: uno ha ricevuto le cure abituali, mentre l’atro ha ricevuto consigli nutrizionali su come ridurre l’assunzione di sale nella dieta. I partecipanti di quest’ultimo gruppo hanno ricevuto suggerimenti di menu progettati da un dietista utilizzando cibi della propria regione e sono stati incoraggiati a cucinare a casa senza aggiungere sale ed evitare ingredienti ricchi di sale.

Il consumo di sale

Ai partecipanti di entrambi i gruppi è stato raccomandato di non superare 1.500 mg di sodio al giorno (circa due terzi di un cucchiaino di sale), che è il limite raccomandato da Health Canada per la maggior parte dei canadesi, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno insufficienza cardiaca. Prima dello studio, i pazienti consumavano in media 2.217 mg al giorno (poco meno di un cucchiaino). Dopo un anno di studio, il gruppo che ha ricevuto la cura abituale ha consumato in media 2.072 mg di sodio al giorno, mentre l’altro ha consumato 1.658 mg al giorno, una riduzione di poco inferiore a un quarto di cucchiaino.

Dove è nascosto il sodio negli alimenti

Va detto che controllare l’assunzione di sodio quotidiano non è cosa semplice, perché questa sostanza si cela in molti alimenti che assumiamo regolarmente. Secondo alcune indagini:

Il sodio aggiunto come sale da cucina rappresenta soltanto il 36% del totale giornaliero assunto dagli italiani attraverso l’alimentazione, il 10% deriva dal contenuto naturale degli alimenti, mentre la quota maggiore (il 54%) viene assunta con gli alimenti consumati fuori casa, in particolare con quelli trasformati e industriali. E non sempre è indicata nelle etichette nutrizionali. Tra i prodotti che consumiamo abitualmente la principale fonte di sodio è rappresentata dal pane e dai prodotti da forno, quali crackers, grissini, biscotti, merendine e cereali da prima colazione. Questi alimenti contengono più sale di quanto pensiamo e ne consumiamo in quantità più elevate rispetto a cibi che sono notoriamente salati e ai quali prestiamo maggiormente attenzione, come insaccati, formaggi, pesce in conserva e fritture.

Tornando alla ricerca, dopo un anno gli scienziati hanno confrontato:

  • i tassi di morte per qualsiasi causa
  • il ricovero cardiovascolare
  • le visite al pronto soccorso cardiovascolare senza riscontrare differenze statisticamente significative tra i due gruppi.

Nonostante la riduzione dell’assunzione di sale non abbia portato a un minor numero di visite di emergenza, ricoveri o decessi per i pazienti con insufficienza cardiaca, i ricercatori hanno riscontrato un miglioramento dei sintomi come gonfiore, affaticamento e tosse, nonché una migliore qualità generale della vita nei soggetti appartenenti al gruppo che ha seguito una dieta a basso contenuto di sodio. Ha chiosato Ezekowitz:

Non possiamo più dare una raccomandazione generale a tutti i pazienti e dire che limitare l’assunzione di sodio ridurrà le possibilità di morire o di essere ricoverati in ospedale, ma posso tranquillamente affermare che potrebbe migliorare la qualità della vita delle persone in generale.

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